Cittadini del mondo: la qualità della vita vince sulla longevità

Invecchiare bene e in salute: per quanto tempo, non è poi così importante. In sintesi, i cittadini del modo guardano al loro futuro sperando sì di andare avanti per molti anni, ma soprattutto confidando in una vita serena. Lo rivela una ricerca internazionale promossa da WIN – Worldwide Independent Network of Market Research, condotta su oltre 35mila persone in 40 Paesi (Italia inclusa, con il supporto di Doxa).

L’analisi ha dunque disegnato il quadro aggiornato delle aspettative globali sulla salute, l’invecchiamento e le scelte familiari. Quello che ne emerge? Il ritratto di una popolazione che desidera vivere bene più che a lungo, ma che ancora non è pronta a “costruire” concretamente le basi per la terza età.   

Obiettivo benessere

Il 59% degli intervistati a livello globale dichiara di preferire la qualità della vita alla sua durata. Una posizione che si accentua con l’aumentare dell’età – raggiungendo il 62% tra gli over 65 – e del livello di istruzione.

I Paesi più orientati al benessere sono Paraguay, Turchia e India, dove oltre il 75% dei cittadini mette al primo posto la qualità della vita. In fondo alla classifica si piazzano invece, Polonia, Costa d’Avorio, Francia e Giappone. L’Italia è al 29° posto, con il 54% degli italiani che dà priorità al vivere bene.

Non si affronta il tema invecchiamento

Ance se cresce l’attenzione alla salute e al benessere, solo il 35% delle persone a livello mondiale dichiara di pianificare attivamente la propria vecchiaia, ad esempio facendo in anticipo precise scelte finanziarie o sanitarie.

I più previdenti sono i cittadini di Indonesia (61%), Cina (59%) e India (55%), mentre quelli di Giappone e Francia si fermano rispettivamente al 12% e al 19%. L’Italia si trova al 25° posto con un modesto 29%.

Più si alza l’età più diminuisce l’ottimismo

Quasi la metà degli intervistati (46%) è ottimista per quanto riguarda la  possibilità di vivere a lungo in buona salute. Ma questa fiducia nel futuro tende a diminuire con gli anni e aumenta tra chi ha un basso livello di istruzione.

I più fiduciosi? Thailandia, Indonesia e Vietnam. I più pessimisti sono invece gli abitanti di Giappone e Corea del Sud. L’Italia si colloca a metà classifica con un 19% di ottimisti.

La tecnologia amica della longevità

A livello globale, il 40% del campione ritiene che i progressi tecnologici e medici allungheranno significativamente la durata della vita. La convinzione è forte in Cina, Messico e India. Anche gli italiani pensano positivo: il 49% degli intervistati crede che le innovazioni miglioreranno l’aspettativa di vita.

Figli? Sempre più persone scelgono di non averne

Cambia anche il rapporto con la genitorialità. Il 16% della popolazione mondiale non ha figli e non intende averne. Tra i giovani (18-24 anni), la percentuale sale al 22%, con una maggiore incidenza tra le donne e tra chi è più scolarizzato.
In Thailandia, il 38% delle donne dichiara di non voler diventare madre. Una tendenza quasi assente, invece, in Paesi come il Vietnam o la Costa d’Avorio.

Tempo libero: i Millennial preferiscono trascorrerlo nella natura

Se il food (20%) è riconosciuto come una delle esperienze più ricercate per trascorrere il tempo libero, è la natura in tutte le sue accezioni a conquistare il gradino più alto del podio tra i Millennial, da escursionismo e affini (18%) a luoghi d’interesse naturalistico, come grotte e cascate ( 8%) fino  a paesaggi agricoli come vigne, uliveti e fattorie (4%).

È quanto emerge da una ricerca condotta dall’Osservatorio data driven sul turismo esperienziale di KuriU, la piattaforma ibrida che unisce web, app e un magazine online e che opera nel campo creator economy, settore che nel 2025 registrerà un mercato globale di oltre 200 miliardi di dollari (Coherent Market Insights).

Ma anche immersi nella cultura

Insomma, i Millennial preferiscono la natura per il loro tempo libero. Per loro il 30% delle esperienze outdoor è green, seguite da cibo e cultura.

Dopo il food al terzo posto si piazzano infatti le esperienze culturali, che con il 16% delle preferenze sono in rialzo rispetto all’anno precedente. Al quarto posto, con il 9% dei consensi, leggermente in calo rispetto al 2023, quelle che vengono definite “scenari antropici”, che includono le visite alle grandi capitali.
Tra le attività resta il viaggio quella più amata, con il 26% delle preferenze. Meno bene per lo sport, che totalizza solo un 4%.

Una gestione mirata dei dati rende il turista più soddisfatto

“Il mercato del turismo è oggi governato dalle emozioni, dalle esperienze che creano ricordi e che possono essere condivise con altri viaggiatori – spiega Maurizio Pimpinella, nuovo Coordinatore dell’Osservatorio data driven sul turismo esperienziale -. Sotto questo profilo, creare esperienze di viaggio su misura attraverso una gestione del dato mirata rende il turista più soddisfatto e arricchisce l’offerta generale. L’app di KuriU consente di fare un significativo passo in avanti andando a occupare uno spazio a oggi sostanzialmente vuoto, offrendo servizi innovativi e su misura ai viaggiatori che consentirà alle mete turistiche italiane di essere maggiormente appetibili nei confronti dei principali concorrenti internazionali”. 

“Una content-tech company verticale con asset unici”

Con un algoritmo proprietario, KuriU lancia la sua campagna di crowdfunding destinata a raccogliere 1.500.000 euro. Il finanziamento sarà destinato ad ampliare l’IT per rafforzare il sistema modulare al servizio di un nuovo segmento di business (Pubblica Amministrazione ed enti locali), e a integrare l’Intelligenza artificiale per anticipare le esigenze degli utenti in maniera ancora più rapida e personalizzata.

“Siamo una content-tech company verticale sul tempo libero con asset unici, competenze proprietarie e un forte vantaggio competitivo – dichiara Tommaso Albonetti, founder di KuriU -. Apriamo le porte a investitori che condividono la nostra visione di un tempo libero connesso, consapevole e strategico”.

Auto, perchè sempre più italiani sono pronti a lasciarla in garage?

Una lunga storia che, forse, è destinata a interrompersi. L’amore tra gli italiani e la macchina pare a punto di svolta. L’auto, da decenni protagonista della mobilità e dello stile di vita dei nostri connazionali, potrebbe perdere presto il suo primato. Secondo un’indagine condotta da Eumetra, nei prossimi cinque anni la percentuale di cittadini che utilizza l’auto come mezzo principale di trasporto potrebbe calare dal 40% al 24%. Un cambiamento netto, che supera quello previsto in altri Paesi europei.

In Francia, ad esempio, si stima una riduzione dal 53% al 39%, mentre in Germania si prevede un calo più contenuto (dal 48% al 41%). Nel Regno Unito l’uso dell’auto scenderà lievemente, passando dal 52% al 48%. La Spagna, invece, affronterà un crollo significativo, dal 38% al 21%.

Norme, costi e nuove abitudini: le ragioni del cambiamento

Il graduale disamore verso l’auto privata è il risultato di diversi fattori. Le politiche europee sul clima e la transizione ecologica stanno accelerando l’uscita di scena dei motori a combustione, mentre molte amministrazioni locali impongono limitazioni alla circolazione e promuovono alternative sostenibili.

Ma non è solo una questione normativa. Il peso crescente delle spese legate alla mobilità – tra carburanti, assicurazioni e manutenzione – spinge sempre più persone a cercare soluzioni più economiche. Anche le nuove generazioni mostrano un atteggiamento diverso: meno legate all’auto come simbolo di status, più propense all’uso di biciclette, trasporti pubblici o mezzi condivisi.

Industria automobilistica alla prova 

Questa trasformazione coinvolge in modo diretto il comparto dell’auto. La diffusione dei veicoli elettrici sta rivoluzionando la filiera: cambia il modo di produrre, distribuzione e manutenzione richiedono nuove competenze, e le aziende devono adattarsi a un mercato che evolve rapidamente.

La filiera italiana dovrà affrontare la sfida con investimenti, innovazione e una riconversione dei modelli di business. La mobilità elettrica non riguarda solo le auto, ma anche le infrastrutture, dai punti di ricarica alle piattaforme digitali per la gestione della mobilità integrata.

Verso un nuovo ecosistema della mobilità

In questo scenario, cresce il ruolo di mezzi alternativi come la bicicletta. Secondo le proiezioni, entro il 2030 oltre il 10% degli italiani la userà come mezzo principale per gli spostamenti quotidiani. Francia e Germania seguiranno tendenze simili, mentre Regno Unito e Spagna registreranno comunque un aumento, seppur più contenuto.

Mobilità sostenibile: una sfida collettiva

Il futuro della mobilità richiede scelte condivise e lungimiranti. Per rendere il cambiamento accessibile a tutti, sarà essenziale unire gli sforzi di istituzioni, aziende e cittadini. Infrastrutture moderne, trasporti efficienti e un approccio integrato saranno le chiavi per non subire la transizione, ma guidarla con successo.

Diventare manager: quanta soddisfazione, ma che fatica

Secondo l’International Barometer 2025 del Gruppo Cegos, la maggior parte dei neo manager è soddisfatta della propria scelta. L’89% si dichiara contento delle performance ottenute finora, e il 77% consiglierebbe volentieri questa esperienza ad altri.
Un dato che racconta un forte senso di motivazione e coinvolgimento, anche se non mancano le ombre.

Il peso crescente del lavoro

Infatti, per molti di loro, il nuovo incarico ha comportato un aumento delle responsabilità e dei ritmi. Il 67% afferma che il carico di lavoro è cresciuto in modo evidente.

In Italia, questa percentuale è ancora più alta. A farne le spese è spesso il tempo da dedicare al team: quasi la metà dei nuovi manager confessa di non riuscire a seguire a sufficienza le persone, sia dal punto di vista professionale che relazionale.

Formazione e affiancamento: un inserimento positivo, ma non per tutti

L’inserimento nel nuovo ruolo, per fortuna, è stato supportato nella maggior parte dei casi. Il 74% ha ricevuto formazione o affiancamento, e il 56% ha avuto un sostegno ancora prima di iniziare ufficialmente.
Nonostante ciò, quasi un manager su quattro si è ritrovato a dover affrontare da solo questa fase tanto delicata, senza nessun tipo di preparazione specifica.

Le motivazioni che spingono a diventare manager

Tra le ragioni che spingono le persone ad assumere un ruolo di responsabilità ci sono innanzitutto il miglioramento economico, la voglia di risolvere problemi concreti e la possibilità di contribuire attivamente ai risultati aziendali.

In Italia, i datori di lavoro danno molto valore alle soft skill dei nuovi manager, come la capacità di comunicare, guidare e decidere in tempi rapidi, ritenute fondamentali quanto – se non più – delle competenze tecniche.

Un ruolo chiave anche nei processi di trasformazione

I nuovi manager non si limitano a gestire il quotidiano: sono spesso coinvolti in progetti strategici. Il 78% partecipa attivamente all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e il 77% è impegnato in iniziative di responsabilità sociale.
Segno che questo ruolo oggi è sempre più al centro dei cambiamenti.

Il bisogno di equilibrio

Nonostante tutto, il 95% dei neo manager dichiara di sentirsi preparato e consapevole delle proprie responsabilità. La vera sfida resta però quella di bilanciare ambizioni, obiettivi e benessere personale.
Tra ritmi intensi e pressioni crescenti, trovare un equilibrio sostenibile è oggi uno degli obiettivi più urgenti.

Scuola e vacanze: per i genitori inizia il tour de force estivo 

Per tanti genitori italiani l’estate si trasforma in una maratona logistica e mentale. Altro che  vacanze e leggerezza: ansia, irritabilità, conflitti e senso di inadeguatezza sono all’ordine del giorno.
Con circa 13 settimane di chiusura scolastica il 72% delle famiglie italiane ammette infatti di dover fare ‘grandi sacrifici’ per trovare soluzioni di custodia per i propri figli. E il 63% delle madri lavoratrici si sente ‘esausta’ durante il periodo estivo.

“Con i genitori al lavoro e pochi giorni di ferie a disposizione, si rischia di vivere le vacanze con frustrazione, stress e sensi di colpa – spiega Mara Compagnoni, psicologa e psicoterapeuta -. E non solo per le mamme: oggi spesso anche i papà si trovano coinvolti nella giostra dell’accudimento estivo”.
Non è un caso se l’Ordine degli Psicologi della Lombardia segnali un aumento del 30-40% delle richieste di supporto genitoriale tra giugno e agosto.

Tra sensi di colpa e mito della “vacanza perfetta”

“Il senso di colpa genitoriale ha radici profonde – continua Compagnoni -. È il riflesso del nostro sistema motivazionale di accudimento, che si attiva quando percepiamo i nostri figli in difficoltà”.
Ma la soluzione non è diventare supereroi. “Bastano pochi momenti di qualità, vissuti con autenticità – aggiunge la psicologa -. Fare insieme attività cooperative, come sport o giochi di squadra, aiuta i bambini a sviluppare autonomia e noi adulti a sentirci meno inadeguati e sotto pressione”.
Altro grande mito da sfatare è quello della vacanza perfetta. Quella con l’albergo da sogno, le attività su misura, i figli felici e mai annoiati.

“Attenzione – avverte -, perché creare aspettative irrealistiche rischia solo di generare ulteriore stress, ansia e frustrazione”.

Spiegare, ascoltare, negoziare: le regole del dialogo

Estate significa più tempo insieme. E questo può voler dire anche più occasioni di scontro, con il partner, i figli, i nonni.

“La chiave – spiega ancora Compagnoni – è la comunicazione. Parlate tra voi adulti prima di partire: cosa desideriamo da queste vacanze? Cosa ci aspettiamo l’uno dall’altro? Bisogna chiarire in anticipo le esigenze reciproche e trovare compromessi condivisi. Mettere sul tavolo aspettative e bisogni può evitare malintesi e tensioni. Con il dialogo e la cooperazione i conflitti si possono affrontare senza farsi sopraffare”.
Anche con figli e nonni vale la stessa regola: spiegare, ascoltare, negoziare.

Come gestire gli odiati compiti delle vacanze?


E come affrontare senza drammi i temuti e odiati compiti estivi?
“Meglio evitare di iniziarli subito – consiglia la psicologa -, è importante concedere ai bambini un periodo di decompressione dopo la fine della scuola. Quando si riparte, stabilite una routine leggera: mezz’ora ogni due giorni per i piccoli, un’ora per i più grandi, magari al mattino o dopo pranzo, evitando la sera”.
Ma devono farli da soli? “L’autonomia è una conquista lenta – sottolinea -. Non dobbiamo sostituirci ai nostri figli, ma accompagnarli, motivarli, guidarli con fermezza e dolcezza e aiutarli a tollerare la frustrazione”.

eCommerce in Italia: i consumi digitali valgono oltre 62 miliardi. Boom per Food, Beauty e Arredamento

Il commercio elettronico in Italia continua il suo percorso di consolidamento anche nel 2025, segnando una crescita complessiva che, seppur più moderata rispetto agli anni precedenti, testimonia una maturazione strutturale del settore.

Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – Politecnico di Milano, gli acquisti online di prodotto raggiungono i 40,1 miliardi di euro, in aumento del 6% rispetto al 2024.

Settori performanti: vola il Food Delivery, cresce il Beauty

Tra i comparti più dinamici spicca il Food&Grocery, che segna un +7%, trainato soprattutto dal Food Delivery (+8%), ora responsabile del 46% del settore alimentare online.

Anche il segmento Beauty&Pharma mostra vivacità, con un incremento del +7%, grazie all’attenzione crescente per la consulenza personalizzata e la sostenibilità nei processi d’acquisto.

Arredamento e Abbigliamento puntano sull’esperienza

Il comparto Arredamento e home living raggiunge i 4,7 miliardi di euro (+6%), sostenuto da tecnologie come la Extended Reality e servizi di consegna avanzati.

L’Abbigliamento, con un valore di 6,2 miliardi (+5%), si distingue per l’attenzione al second-hand e allo sviluppo di nuovi marketplace verticali.

Informatica al top per incidenza online

L’Informatica ed Elettronica di consumo, con uno scontrino medio di 210 euro, mantiene la leadership per incidenza delle vendite digitali, che rappresentano il 43% del totale del comparto.
Seguono l’Editoria (39%), l’Arredamento (20%) e l’Abbigliamento (18%).

Oltre il carrello: il digitale cambia il rapporto con il cliente

Oggi l’eCommerce è molto più di un canale di vendita. “È uno strumento relazionale sempre più strategico”, sottolinea Valentina Pontiggia, direttrice dell’Osservatorio.

L’utilizzo di Intelligenza Artificiale, Retail Media e social commerce consente alle aziende di creare esperienze d’acquisto personalizzate, sostenibili e omnicanale.

Le prossime sfide: sostenibilità, tecnologia e fidelizzazione

Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, la vera sfida per le imprese sarà investire in logistica, tecnologie abilitanti e customer experience, per garantire la competitività del Made in Italy anche all’estero.

Con oltre 35 milioni di consumatori digitali e più di 91.000 imprese attive, il commercio online è ormai un pilastro dell’economia italiana.

2050: la rivoluzione del cibo è già iniziata

Ci aspetta una sfida incredibile nei prossimi 25 anni: quella del cibo. D’altronde, nel 2050 saremo oltre 10 miliardi di abitanti sulla Terra e, allo stesso tempo, i Paesi dovranno aver raggiunto gli obiettivi di neutralità climatica. Due grandi impegni che costringeranno il mondo a ripensare il modo in cui produce, consuma e distribuisce il cibo.

L’attuale modello alimentare è infatti insostenibile: solo in Italia, lo spreco domestico contribuisce a oltre 7 milioni di tonnellate di CO₂l’anno, come rileva Waste Watcher International.

Sprechi alimentari: un problema da affrontare subito

Ogni persona in Italia butta via circa 30 chili di alimenti all’anno, generando emissioni simili a un viaggio in auto di oltre 1.000 chilometri. È chiaro: serve una trasformazione profonda e collettiva, sostenuta anche dalla tecnologia e dall’innovazione.

Quale sarà il menù del futuro?

In occasione del Food & Science Festival 2025 di Mantova – in programma dal 16 al 18 maggio – HelloFresh ha collaborato con Morgaine Gaye (futurologa) e Joseph Poore (esperto ambientale dell’Università di Oxford) per anticipare i cambiamenti alimentari dei prossimi 25 anni.
Il risultato è un’analisi in 10 tendenze chiave.

Cucina condivisa e digitale

Nel futuro, cucinare sarà un rito collettivo. Nelle comunità di quartiere nasceranno orti comuni e database di ricette familiari. Sarà anche possibile cucinare virtualmente insieme a parenti lontani grazie agli ologrammi immersivi.

Spesa automatizzata e personalizzata

L’IA eliminerà la necessità della spesa settimanale. I servizi consegneranno gli ingredienti precisi per ogni piatto, riducendo costi e sprechi.

Vestiti come “orti”

Grazie a nuove tecnologie, alcuni capispalla saranno in grado di far crescere micro-ortaggi o piante aromatiche, ideali per uno stile di vita flessibile e nomade.

Cibo coltivato nelle città

Gli spazi urbani si trasformeranno in poli produttivi, con serre verticali, orti sui tetti e sistemi a filiera cortissima.

Alimenti che migliorano il clima

Verranno preferiti cibi come molluschi filtratori (cozze, ostriche), capaci di assorbire CO₂ e pulire i mari.

Zero sprechi con l’intelligenza artificiale

La tecnologia permetterà di ottimizzare ogni ingrediente disponibile, anche quelli “brutti” o avanzati, che potranno essere reinventati con l’aiuto di stampanti 3D.

Agricoltura adattata al clima

Frutti esotici come papaya e mango si coltiveranno in Europa, mentre grano e soia si sposteranno verso Nord, seguendo l’innalzamento delle temperature.

Il ritorno delle piante dimenticate

Erbe spontanee, radici resistenti e colture autoctone torneranno a far parte della dieta quotidiana, rendendo l’agricoltura più resiliente. Ma anche cereali africani e andini come fonio e teff, altamente nutrienti e sostenibili, diventeranno parte della nostra alimentazione quotidiana.

Cibo su misura per la salute

Grazie ai dati biometrici, la nutrizione sarà personalizzata: ogni pasto sarà pensato per supportare il benessere e prevenire malattie, proprio come una medicina naturale.

Verso un nuovo modo di nutrirsi

Secondo Joseph Poore, l’alimentazione del futuro sarà meno dipendente dalla carne e più orientata alla sostenibilità. Anche per Morgaine Gaye, nonostante l’avanzata della tecnologia, il valore del pasto condiviso e della cucina fatta in casa rimarranno fondamentali. Perché, anche nel 2050, mangiare insieme sarà ancora un atto d’amore.

Smartphone: dipendenza quotidiana e numeri che fanno riflettere

Lo ha scoperto il report di GiocoResponsabile.info: un adolescente medio sblocca il proprio smartphone oltre 100 volte al giorno, arrivando a trascorrere fino a 6 ore complessive davanti allo schermo. Gli adulti italiani non sono da meno, e dedicano al cellulare una media di 176 minuti quotidiani.

Ma il fenomeno riguarda anche i più piccoli: il 26% dei bambini tra 0 e 2 anni ha accesso autonomo ai dispositivi digitali, percentuale che sale drasticamente al 62% nella fascia 3-5 anni.
Lo smartphone è ormai parte integrante della nostra quotidianità. Ma il nostro rapporto con i dispositivi mobili è diventato così stretto al punto da generare una forma di dipendenza tanto diffusa quanto sottovalutata. 

Una media di 5 ore e 55 minuti al giorno tra cellulare e pc

Quando si arriva all’adolescenza, la cifra supera il 95%, con molti giovani che mantengono lo smartphone acceso 24 ore su 24.
Nel panorama europeo, l’Italia si posiziona tra i Paesi con maggior utilizzo di dispositivi digitali. La media complessiva italiana è infatti di circa 5 ore e 55 minuti giornalieri tra smartphone e computer.

Solo la Russia registra tassi più elevati, mentre la Danimarca si distingue per l’uso più contenuto, con circa 5 ore quotidiane.
In generale, i social network rappresentano l’attività predominante, tanto che alcuni Paesi, come l’Australia, hanno introdotto restrizioni per i minori di 16 anni.

Social e giochi soppiantano le funzioni comunicative originarie

Facebook, Instagram e TikTok catturano l’attenzione degli utenti con flussi infiniti di contenuti personalizzati. Al secondo posto i giochi, la cui crescente complessità e immersività ha trasformato lo smartphone in una console portatile sempre disponibile. Gli adolescenti dedicano in media 45 minuti al giorno ai videogiochi su smartphone, una cifra inferiore rispetto alle quasi 4 ore spese sui social media.

Paradossalmente, le funzioni comunicative originarie del telefono occupano oggi un ruolo secondario nelle abitudini digitali.
Il settore dei videogiochi per smartphone rappresenta il segmento più redditizio dell’industria videoludica. Il mercato potrebbe raggiungere 240 miliardi di dollari entro il 2025, mantenendo una crescita annua del 6,39% fino al 2027.

Dal gaming mobile al gambling: meccanismi che generano compulsione

La connessione tra gaming mobile e gioco d’azzardo sta diventando sempre più rilevante. Meccaniche di gioco come quelle presenti nei ‘gacha games’, dove i giocatori spendono per ottenere oggetti casuali, replicano i meccanismi di ricompensa variabile tipici del gambling, stimolando il rilascio di dopamina e potenzialmente inducendo comportamenti compulsivi.

I numeri del gioco d’azzardo su mobile sono impressionanti: solo in Italia, a ottobre 2024, la spesa per i casinò online ha raggiunto 251,8 milioni di euro, +20% rispetto all’anno precedente.

Under 18 e online: nuove regole per i controlli sull’età

L’obiettivo è uno solo: proteggere i minori da contenuti non adatti e tutelarli da possibili malintenzionati. Proprio per rendere internet un ambiente più sicuro per bambini e adolescenti, l’AGCOM ha introdotto un sistema strutturato per il controllo dell’età degli utenti. La misura, prevista dal cosiddetto “Decreto Caivano” (Legge 159/2023), punta a limitare l’accesso dei minori a contenuti online inappropriati, come quelli a sfondo sessuale o violento.

La delibera 96/25/CONS, approvata dall’Autorità per le comunicazioni, definisce le modalità tecniche di attuazione: entro sei mesi, i fornitori di servizi online dovranno adeguarsi ai nuovi requisiti.

Accesso ai contenuti a rischio: solo se maggiorenni

Il cuore del provvedimento è l’obbligo di utilizzare strumenti affidabili per verificare se un utente è maggiorenne. Il meccanismo di “age assurance” si basa su un processo in due fasi: identificazione dell’utente (o del dispositivo) e successiva autenticazione dell’età, gestite da soggetti terzi autorizzati.

Per garantire flessibilità, il sistema potrà integrarsi con diverse tecnologie, come SPID, carta d’identità elettronica o app di portafoglio digitale. L’utente potrà così dimostrare la propria età senza svelare la propria identità reale.

Sicurezza e privacy: un doppio livello di anonimato

Uno dei punti più delicati riguarda la protezione dei dati personali. Il modello scelto garantisce l’anonimato attraverso una gestione separata tra chi verifica l’età e chi fornisce il contenuto. In questo modo, nessuna informazione sull’identità dell’utente o sul contenuto visionato può essere ricondotta a una singola persona.

Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso parere positivo sul sistema, ritenendolo rispettoso della normativa sulla privacy, anche grazie alla minimizzazione dei dati trattati.

Trasparenza, inclusione e tutela dei diritti digitali i criteri fondanti

La delibera non impone una tecnologia specifica, ma stabilisce principi fondamentali da rispettare: elevati standard di sicurezza informatica, trasparenza nel funzionamento dei sistemi, accessibilità anche per persone con disabilità, e rispetto dei diritti fondamentali degli utenti digitali.

È prevista anche un’adeguata informazione per l’utenza e la possibilità di fare segnalazioni o reclami attraverso canali dedicati.
Infine, AGCOM resta in attesa delle linee guida europee sull’argomento, a cui le norme italiane dovranno progressivamente allinearsi.

Lavoro, aziende e benessere dei lavoratori: l’VIII Rapporto Censis-Eudaimon

La conquista e la tutela del benessere soggettivo sono diventate sempre più prioritarie, influenzando radicalmente le aspettative nei confronti del lavoro e delle aziende.
In un contesto economico e sociale in costante mutamento, come si pongono di fronte alle necessità del welfare le aziende e i lavoratori Italiani?

Risponde il rapporto Censis-Eudaimon, giunto alla sua VIII edizione: oggi la serenità e il benessere psico-fisico dei lavoratori rappresentano un obiettivo primario, raggiungibile solo tramite l’offerta di servizi sempre più personalizzati e personalizzabili.
Al centro di questa nuova prospettiva si colloca la ricerca di un benessere olistico, in cui coesistono salute fisica e mentale.

Paola d’ordine, benessere olistico

Cosa evoca nei lavoratori la parola ‘benessere’? In primo luogo, salute (63,2%), poi tranquillità (42,4%) ed equilibrio (34,4%).
È quindi evidente che le dimensioni psicologiche e mentali affiancano ormai il la salute fisica, divenendo aspetti complementari
Si registra anche un interesse per la consapevolezza di sé (11,3%) e per pratiche come la meditazione e la mindfulness.

Rispetto al passato, insomma, i componenti materiali del benessere, come ricchezza (8,6%) e agiatezza economica (7,5%), appaiono meno centrali.
I lavoratori valutano con rigore i diversi aspetti del lavoro, in relazione al contributo o meno al proprio benessere psico-fisico. Tanto che l’83,4% dei dipendenti considera una priorità il contributo del lavoro al benessere olistico. Una convinzione trasversale a diverse categorie professionali.

La crisi del welfare tradizionale

Poiché il desiderio di benessere è sfaccettato e trasversale e si traduce in richieste diversificate, le imprese non possono più considerare solo i lavoratori con esigenze specifiche
Un elemento cruciale che influenza negativamente il benessere soggettivo dei lavoratori è la crisi del sistema di welfare tradizionale. Rispetto a quattro anni fa, il 32,9% dei lavoratori dipendenti percepisce infatti un peggioramento della rete di protezione dai rischi sociali.

Le preoccupazioni per il futuro sono significative: solo il 4,3% ritiene che il sistema di welfare pubblico garantirà la copertura dei bisogni essenziali. Un’incertezza che rovescia sui lavoratori disagio, stress e preoccupazioni. Ma in presenza di problemi di salute o disagio il 41,8% dei dipendenti non sa a chi rivolgersi.

L’azienda non è più uno spazio neutrale

Attivare e trattenere lavoratori (e talenti) richiede alle aziende di elaborare soluzioni che associno benessere psico-fisico dell’individuo e senso di appartenenza all’azienda.

In questo scenario, diventa vitale per le risorse umane, HR manager e stakeholder, cogliere la profondità di questo cambiamento e rispondere in modo efficace alla necessità personalizzata di benessere dei lavoratori.
Solo le aziende che sapranno utilizzare la giusta piattaforma di welfare, e che evolveranno verso un modello di ‘Hub del benessere’ per supportare i propri dipendenti nella loro totalità, saranno in grado di costruire un rapporto di fiducia, coinvolgimento e motivazione duraturo.