AI, matrimoni e sostenibilità per Millennials e GenZ

Lo rivela il Rapporto sul Settore Nuziale 2024 pubblicato da Matrimonio.com: attualmente l’Italia sta vivendo un boom di matrimoni tra Millennials (73%), ma si cominciano a registrare anche i matrimoni celebrati dai nativi digitali. Le nozze tra GenZ raggiungono infatti il 25%.

Millennials e ‘Zoomers’ attribuiscono un ruolo importante alla tecnologia e sono sensibili al tema della sostenibilità ambientale. Uno dei cambiamenti più significativi nel settore matrimoni è senza dubbio l’adozione dell’Intelligenza artificiale, con il 20% delle coppie che utilizza strumenti di AI (fonte: Wedding Trends to Watch Report 2025) per scrivere il testo del wedding site, inviare partecipazioni e biglietti di ringraziamento, ma anche per consultare tips di galateo e ispirazioni per l’addio al celibato/nubilato.

Età media delle nozze: 36 anni

Sono i Millennals ad avere ‘sdoganato’ la tendenza a sposarsi e avere figli in età più matura, e il 68% dei neo sposi lo fa perché desidera compiere un passo avanti nella relazione.

L’età media delle coppie che pronunciano il fatidico ‘sì, lo voglio’ è in costante aumento, e attualmente in Italia, la nazione in cui ci si sposa più tardi, si aggira intorno a 36 anni.
In Brasile l’età media è di 31 anni, negli Stati Uniti 32 e in Paesi più vicini a noi, come Francia e Spagna, l’età media è 35.

L’83% delle coppie era già convivente prima del “sì”

Se in passato si aspettava di pronunciare il ‘sì’ per andare a vivere insieme, nel 2024 l’83% delle coppie in procinto di sposarsi conviveva già prima del matrimonio
Uno dei motivi principali per sposarsi? Secondo per il 10% delle coppie la decisione ha a che fare con i figli: l’8% formalizza la relazione per i figli avuti in precedenza e il 2% per averne in futuro.

Un dato perfettamente comprensibile se si considera che le coppie con figli avuti da altri partner sono in costante aumento, e circa 1 sposo/sposa su 4 al momento delle nozze ha già figli, o con il partner attuale o con uno/a precedente.

Otto coppie Zoomers su 10 contano di sposarsi in futuro

Anche se generalmente si pensa che per le coppie più giovani il matrimonio sia un concetto superato, i dati che smentiscono questa credenza. A dispetto di quanto si potrebbe pensare la Generazione Z è ottimista riguardo alla possibilità di convolare a nozze. L’86% degli Zoomers conta di sposarsi in futuro, e tra questi, il 58% ha intenzione di sposarsi legalmente, mentre il 28% considera la possibilità di farlo.

Per i giovani della GeneZ, il matrimonio è uno dei momenti più importanti della vita, secondo solo all’acquisto di una casa. E quasi il 75% ha intrapreso almeno un’azione legata al matrimonio prima di fidanzarsi. Come dare un’occhiata a idee o ispirazioni nuziali sui social (31%), ha parlato con il proprio partner di matrimonio (29%) o ha cercato fornitori di articoli per le nozze (12%).

Acqua: risorsa strategica, ma l’Italia è quarta in UE per stress idrico

È quanto è emerso dall’incontro ‘L’acqua: risorsa strategica’, organizzato a Roma in occasione del Consiglio di indirizzo del Registro Italiano Navale, in collaborazione con The European House – Ambrosetti: l’Italia è la quarta nazione tra i Paesi dell’Unione europea per stress idrico, posizionandosi dietro a Belgio, Grecia e Spagna.

Lo stress idrico è il rapporto tra prelievi idrici totali e disponibilità di acqua superficiale e sotterranea. Una delle sfide globali più urgenti e complesse del nostro tempo, nonché un tema sempre più attuale. Dalla crescente scarsità delle risorse idriche alla gestione sostenibile delle riserve, l’acqua oggi è al centro di dibattiti economici, ambientali e sociali.

In testa anche per le perdite economiche legate all’alterazione del clima

L’Italia è anche il primo Paese in Ue per perdite economiche legate all’alterazione del clima. Sono dodici le regioni italiane esposte a un elevato tasso di stress idrico, in particolare, Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia.
Ma nel mondo circa 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e il cambiamento climatico sta alterando la distribuzione delle risorse idriche.

Si prevede che nel 2024 si raggiungerà la più elevata anomalia termica della storia italiana, +1,75°C sopra la media degli ultimi trent’anni.
“L’acqua rappresenta una risorsa fondamentale ma estremamente limitata – ha commentato Paolo d’Amico, Presidente del Registro Italiano Navale -: secondo l’Unesco, solo il 2,5% dell’acqua presente sulla Terra è dolce e di questa appena l’1% è accessibile per l’uso umano”.

Eppure nello Stivale l’acqua non manca

“Allo stesso tempo – ha continuato d’Amico -, risulta necessario recuperare l’acqua, focalizzandosi su quella che scorre in superficie, pari a circa un quarto di quella che arriva sul territorio attraverso le precipitazioni. È nostro dovere agire con urgenza, investendo in tecnologie innovative e strategie sostenibili, per preservare questa risorsa vitale”.

Rispetto ad altri Paesi del mondo però in Italia l’acqua non manca. “Secondo un rapporto di ISPRA – ha aggiunto Ugo Salerno, Presidente Esecutivo di RINA -, nel 2023 abbiamo beneficiato di circa 280 miliardi di metri cubi di precipitazioni, contro i 225 miliardi dell’anno precedente. Diventa quindi fondamentale adottare misure per migliorare la rete idrica realizzando nuovi invasi e recuperando gli esistenti”.

Si consolida il paradigma “poca acqua/troppa acqua”

Ma altrettanto necessario è ottimizzare l’uso dei miliardi di metri cubi di acqua proveniente dai depuratori, riferisce Askanews, destinandoli, ad esempio, all’agricoltura.

“A causa degli effetti del cambiamento climatico nel 2022 l’Italia ha perso più del 50% della propria disponibilità idrica, portando a un consolidamento del paradigma ‘poca acqua/troppa acqua’, con un’alternanza tra periodi senza pioggia ed eventi estremi di piogge intense e allagamenti – ha spiegato Valerio De Molli, Managing partner e ceo The European House – Ambrosetti e TEHA Group -. L’acqua è una risorsa strategica che abilita una filiera industriale e di servizio a elevato valore aggiunto. Senza la risorsa acqua, un quinto del PIL del Paese, pari a 367,5 miliardi di euro, non potrebbe essere generato”.

Cybersecurity: le aziende investono il +9% nei prossimi due anni

L’annuale Kaspersky IT Security Economics Report analizza le variazioni nel panorama della cybersecurity mondiale, dai budget stanziati dalle aziende per proteggersi dalle violazioni alle violazioni stesse, fino alle sfide che interessano i responsabili della sicurezza IT.

E in risposta alle crescenti perdite finanziarie causate dai cyberattacchi oggi le aziende stanno pianificando l’aumento di investimenti nella sicurezza informatica, prevedendo un aumento nel budget destinato alla cybersecurity anche del 9%.

In particolare, le Pmi investiranno mediamente 200mila dollari su un budget totale IT di 1,6 milioni destinati all’IT in generale, mentre il budget medio delle large enterprise sarà di 5,7 milioni di dollari, su un totale di 41,8 milioni. 

Quando ripristinare costa più del budget annuale per la sicurezza

Il principale fattore alla base di questo aumento nei budget aziendali è l’analisi delle perdite finanziarie causate dai cyberattacchi.
Nel 2024, le large enterprise hanno registrato in media 12 attacchi, e una spesa pari a 6,2 milioni di dollari per il ripristino, ovvero 1,1 volte il budget annuale destinato alla sicurezza informatica.

Nonostante dispongano di risorse maggiori e infrastrutture di sicurezza più avanzate, le dimensioni e la complessità rendono le large enterprise più vulnerabili a violazioni costose.
E sebbene siano meglio attrezzate per rilevare rapidamente gli incidenti, la gestione e la mitigazione completa richiedono molto tempo, evidenziando la difficoltà nel gestire ambienti IT complessi e distribuiti.

PMI colpite e affondate dall’impatto finanziario

Le Pmi, invece, hanno registrato una media di 16 incidenti nel corso dell’anno, con un costo di 300mila dollari per il ripristino, una cifra 1,5 volte superiore rispetto al budget complessivo per la sicurezza informatica.

Le Pmi sono quindi il gruppo più colpito in termini di impatto finanziario. Queste aziende, spesso prive di policy e procedure di sicurezza efficaci, sono particolarmente vulnerabili agli incidenti che coinvolgono i dipendenti, configurazioni sbagliate del cloud pubblico e autorizzazioni di livello superiore.

Nel corso dell’anno, in Italia è stata registrata una media di 16 incidenti, che hanno coinvolto le aziende di tutte le dimensioni, con una spesa pari a 2,1 milioni di dollari. Si prevede un investimento in cybersecurity pari a circa 1 milione di dollari su 9,1 milioni di dollari destinati all’IT.

Un aumento di spesa in tutti i settori

“Questi dati confermano l’attuale tendenza all’aumento della spesa per la cybersecurity in tutti i settori – afferma Veniamin Levtsov, Vice President del Center of Corporate Business Expertise di Kaspersky -. Questa crescita è guidata da almeno tre fattori chiave. Innanzitutto, la crescente complessità delle minacce informatiche, che obbliga le aziende ad adottare soluzioni sempre più avanzate per rilevare gli attacchi e automatizzare le risposte. In secondo luogo, le sempre maggiori preoccupazioni governative sulla sovranità digitale, che portano all’introduzione di nuove normative, e di conseguenza, a un aumento delle spese. Infine, il terzo fattore che influenza la crescita dei budget e l’aumento dei costi di cybersecurity è il costante incremento delle aspettative retributive per i professionisti di settore”.

Collezionismo: per gli italiani è una passione che si coltiva sul web 

Lo ha scoperto l’indagine commissionata a Ipsos da eBay: 6 italiani su 10 possiedono almeno una collezione, e il 33% ne ha avuta una in passato.
Si tratta di una passione che attrae in modo trasversale uomini (57%) e donne (43%). Per entrambi, il digitale rappresenta il canale di riferimento, tanto che il 62% dei collezionisti lo utilizza per acquistare nuovi pezzi e il 42% per vendere.

Le categorie più popolari? Monete e banconote, film e DVD, carte collezionabili, fumetti e manga.
La scintilla che accende la voglia di collezionismo può nascere da una passione personale (55%), oppure perché ereditata da un parente (13%). I più giovani (18-24) sono attratti dall’estetica, la rarità e la storia del singolo pezzo. Per tutti gli altri (da 25 a 65), prevale il piacere di raccogliere, la soddisfazione di cercare, trovare, conservare gli oggetti.

Carte Pokémon, memorabilia, modellini di treni

Il ricavato medio delle vendite online nell’ultimo anno è stato di 1.165 euro.
Chi vende online lo fa per finanziare l’acquisto di nuovi pezzi (23%) o realizzare un profitto dalla rivendita grazie all’aumento di valore acquisito nel tempo (26%).

Internet è la principale fonte di informazione, seguito da fiere e mercatini e negozi specializzati. I marketplace sono molto apprezzati dai collezionisti, ed eBay risulta essere il più conosciuto (57%).
Su eBay.it le collezioni più popolari sono trading card, action figure, collezionismo cartaceo, modellismo statico e militaria.
I pezzi più ricercati? Carte Pokémon, oggetti della Prima Guerra Mondiale e modellini di treni. E l’oggetto più raro è una carta Charizard del set base italiano in prima edizione certificata PSA 10, unica al mondo ad aver ottenuto una valutazione che si aggira sui 390.000 euro.

A ogni generazione la sua collezione

Tra i giovani (18-34) spopolano le trading card e le action figure. Tra gli over 45, francobolli, vinili, film e DVD
GenZ e Millennial rappresentano l’anima più dinamica e social del collezionista, sono meticolosi, ambiziosi, ma anche estroversi, dedicano anche più di quattro ore a settimana alla loro passione per le carte Pokémon, Magic o sportive, nata spesso dalla nostalgia dell’infanzia.

Gli over35, principalmente si concentrano sulle collezioni di francobolli e monete, spesso ereditati da un parente e destinati ai propri discendenti. La loro passione è sostenuta dalla prospettiva che nel tempo, il valore del tesoro possa crescere e offrire un ritorno economico.

Il fascino di fumetti e manga non conosce età

Gli over45 collezionano soprattutto vinili e film/DVD, non sono accumulatori seriali e trascorrono fino a tre ore settimanali tra bancarelle, ricerche online di edizioni limitate di un film o un disco che ha segnato la loro vita.
La passione, spesso ultradecennale, è espressione della loro personalità, nutrita da nostalgia e ricerca di evasione. Acquistano online e offline, ma prediligono la caccia al tesoro nei mercatini.

I collezionisti di fumetti e manga, invece, sono una specie in continua evoluzione, meticolosa e trasversale a tutte le generazioni, dai 18 ai 65 anni. Spesso vantano un’istruzione elevata, dimostrando che supereroi e samurai non precludono carriere brillanti.

L’anno del 5G: accelerazione con il freno tirato

Il 2024 avrebbe potuto segnare una notevole espansione del mercato 5G, in Italia e a livello globale, ma numerosi ostacoli hanno rallentato questo sviluppo. In Italia, la spesa per il 5G industriale, che include reti private e applicazioni specifiche, ha raggiunto i 14,5 milioni di euro, con un incremento del 70% rispetto all’anno precedente.

Tuttavia, il valore assoluto resta modesto a causa di alcune barriere, come il difficile ritorno sull’investimento, la concorrenza di tecnologie di connettività alternative e un quadro normativo frammentato che non sempre si allinea con le esigenze delle imprese.

Connettività: da risorsa a strategia

Perché il 5G diventi una risorsa realmente strategica, è necessario superare le barriere esistenti e cambiare visione sulla connettività, integrandola nella strategia di digitalizzazione aziendale. Sebbene essenziale per l’innovazione digitale, molte aziende continuano a vedere la connettività come una semplice “commodity” da contenere nei costi, investendo in essa solo il 7% del budget ICT totale.

La ricerca dell’Osservatorio 5G & Beyond del Politecnico di Milano sottolinea che il 64% delle grandi aziende italiane non è soddisfatto della qualità della propria connettività, evidenziando come il 5G possa essere cruciale per migliorare le prestazioni, ma richieda una maggiore attenzione strategica.

I progetti in Europa

L’Osservatorio 5G & Beyond ha rilevato 198 annunci pubblici di progetti 5G privati e dedicati in Europa, con un incremento del 21% rispetto al 2023. In Italia, 31 aziende hanno implementato almeno una rete 5G privata, contribuendo a circa il 7% dei progetti europei. La Germania guida l’adozione delle reti private, con il 23% degli annunci pubblici in Europa, favorita dall’accesso rapido alle frequenze e da un tessuto industriale propenso all’innovazione. In totale, si stimano circa 500 progetti di reti private 5G in Europa, una cifra comparabile a quella del mercato statunitense e asiatico.

Benefici e criticità per il 5G industriale

Il 5G industriale si scontra con la concorrenza di soluzioni alternative, come il WiFi industriale e le reti narrowband IoT, che offrono vantaggi in termini di costi e facilità di implementazione. Tuttavia, nei contesti industriali il 5G può integrarsi efficacemente con altre tecnologie, supportando usi avanzati come il controllo remoto e il monitoraggio degli impianti. Per favorire l’adozione del 5G, però, serve una domanda più strutturata e una regolamentazione che ne faciliti l’implementazione, come auspicato dagli osservatori internazionali.

Quali sono le principali applicazioni?

Le principali aree di applicazione in Europa comprendono il settore manifatturiero, la logistica e i centri di innovazione. In Italia, il 5G trova applicazione soprattutto nei porti e nelle industrie, dove garantisce servizi digitali avanzati. Dal punto di vista tecnologico, lo sviluppo si concentra sulla copertura, la condivisione delle infrastrutture e la disponibilità di dispositivi nativi 5G. Nonostante la disponibilità di componenti come i SoC e i modem compatibili sia ancora limitata, questi prodotti stanno rendendo possibili nuove applicazioni industriali.

Open Banking in Italia: nel 2024 cresce l’interesse e la fiducia   

In Italia cresce l’interesse verso le soluzioni di Open Banking, con un incremento del tasso di successo nell’accesso ai dati dei conti correnti che, nel primo semestre dell’anno, ha registrato un aumento di 1,7 punti percentuali, attestandosi al 49,2%.

Questo dato evidenzia una maggiore fiducia dei consumatori, in particolare tra le generazioni meno giovani come la Generazione X e i Baby Boomers, che mostrano una crescente adesione a questi strumenti digitali. Si osserva inoltre una diminuzione dei profili a rischio elevato tra gli utenti.

Analisi sull’Open Banking

CRIF ha realizzato un market outlook sull’Open Banking in Italia, in occasione del Tomorrow Speaks, evento annuale dedicato al futuro del settore finanziario. Lo studio offre un quadro delle caratteristiche e dei comportamenti dei consumatori digitali italiani, tra cui esigenze, propensione al credito e modalità di pagamento. Basato su un campione rappresentativo di circa 180.000 utenti e 240.000 conti correnti, l’analisi utilizza i dati di account aggregation raccolti da CRIF, operativa come AISP dal 2019 a supporto dei principali attori finanziari.

Secondo Simone Capecchi, Executive Director di CRIF, l’Open Banking sta guadagnando terreno anche in Italia, seppur con ritmi inferiori rispetto a mercati più sviluppati, come il Regno Unito. I dati mostrano che non solo le generazioni native digitali, ma anche la Generazione X e i Baby Boomers contribuiscono alla crescita del settore, con un aumento del 4,8% e del 6,5% rispettivamente nel primo semestre dell’anno.

Profili di rischio e tipo di conto utilizzato

Nel primo semestre del 2024 si è registrato uno spostamento verso profili a rischio minore. Gli utenti che completano il processo PSD2 sono meno concentrati nella fascia di rischio elevato, con una riduzione del 9%. È emersa una differenza di rischio significativa tra chi utilizza un conto principale, caratterizzato da transazioni attive e accrediti regolari, e chi si affida a conti secondari, che presentano un rischio più elevato del 57%.

Verso l’Open Finance

Dal 2025 l’adozione del Regolamento europeo FIDA introdurrà l’era dell’Open Finance, estendendo l’accesso ai dati a tutti i servizi finanziari, con una visione che supera l’Open Banking per abbracciare prodotti come credito, mutui, investimenti e assicurazioni. Questo nuovo ecosistema finanziario, basato sulla condivisione sicura dei dati, punta a una maggiore integrazione e collaborazione tra banche, clienti e nuovi attori finanziari, per offrire soluzioni personalizzate e innovative.

Antonio Deledda, Executive Director di CRIF, sottolinea come l’Open Finance dovrà affrontare sfide legate a sicurezza, privacy e standardizzazione, ma rappresenti anche un’opportunità per creare un settore finanziario più trasparente e competitivo.

L’AI ha il potenziale per semplificare la vita? Gli europei dicono sì

Emerge dallo studio di Samsung, ‘Vita intelligente: come l’AI sta migliorando le esperienze quotidiane’, condotto in 10 Paesi europei: se l’Intelligenza artificiale sta progressivamente entrando nelle case degli europei, oltre la metà (53%) desidera utilizzare l’AI per migliorare la qualità della propria vita. In particolare, faccende domestiche e intrattenimento. 

A livello di comprensione e utilizzo, i polacchi si dimostrano i più ‘sicuri’ (23%), mentre britannici (11%) e italiani (14%) sono tra i meno preparati.
Emerge però un divario tra desiderio e realtà. Solo il 15% sa sfruttarne pienamente i benefici nella vita di tutti i giorni, una discrepanza accompagnata da un senso di esclusione dal dibattito sull’AI (38%).

L’importanza di un’AI “invisibile” che si integri fluidamente nella quotidianità

Oltre alla connettività tra dispositivi (42%) e la gestione smart della casa (24%), cresce l’interesse per funzioni che semplifichino le faccende domestiche, come pulizia degli elettrodomestici (28%), lavaggio delle stoviglie (25%) e gestione dei consumi energetici (21%). Non manca l’interesse per soluzioni in ambito culinario, con il 23% favorevole a funzioni che supportino la creazione di ricette e la gestione della spesa.

Ma l’AI si estende anche al tempo libero e al benessere. Il 66% degli europei desidera più tempo per dedicarsi alle proprie passioni e il 41% crede che l’Intelligenza artificiale possa contribuire a migliorare esperienze di viaggio, gaming e intrattenimento.
Tra le funzioni più apprezzate, la traduzione in tempo reale (23%), l’ottimizzazione della definizione dell’immagine (27%) e la regolazione del suono (27%).

Fiducia elemento cruciale per la sua diffusione

Anche la salute è un ambito di crescente interesse: il 50% degli intervistati vorrebbe utilizzare l’AI per la prevenzione, con un focus su piani dietetici personalizzati (32%), allenamenti personalizzati (24%), consigli di stile di vita (34%) e monitoraggio del sonno (31%). Permane, però, un certo scetticismo sull’utilizzo di dispositivi di monitoraggio della salute basati sull’AI (17%).

La fiducia è un elemento cruciale per la diffusione della nuova tecnologia: il 37% degli intervistati richiede aggiornamenti costanti sulla sicurezza dei dispositivi, il 34% auspica un monitoraggio attivo delle minacce informatiche e il 27% considera la protezione dei dati come la caratteristica più importante dell’AI.

Il futuro è nell’integrazione senza soluzione di continuità

“Il futuro dell’AI è da leggere come un’integrazione senza soluzione di continuità nella nostra vita di tutti i giorni, non solo a casa, ma anche negli ambienti urbani – sottolinea Chris Brauer, chief innovation officer di Symmetry, come riporta Adnkronos -. Più andiamo avanti e più le considerazioni etiche sono centrali per garantire che l’AI non solo faccia progredire l’equità sociale, ma contribuisca anche a costruire ambienti più smart e sostenibili. Tutto il nostro settore dovrebbe ascoltare i consumatori, porre l’accento sulla sicurezza, sull’inclusività e sui vantaggi pratici, in modo che l’AI possa diventare un vero e proprio catalizzatore del cambiamento globale”.

Cybersecurity: attacchi ransomware +20% nel secondo trimestre 2024

Lo rivela il nuovo report di Kaspersky Q2 2024 sulla cybersecurity degli Industrial Control Systems: gli attacchi ransomware aumentano del 20% rispetto al primo trimestre dell’anno. Il report sottolinea infatti la crescente minaccia di ransomware e spyware ai settori delle infrastrutture critiche in tutto il mondo.

Nel secondo trimestre del 2024 il 23,5% dei computer Industrial Control Systems (ICS) a livello globale è stato esposto a minacce informatiche, in leggero calo rispetto al 24,4% del trimestre precedente (-0,9%). Tuttavia, l’attività ransomware è aumentata, con una percentuale di computer ICS colpiti da ransomware cresciuta di 1,2 volte.
Lo spyware si identifica poi come una minaccia persistente, in quanto gli aggressori lo utilizzano per condurre attività di spionaggio e aprire la strada a ransomware e attacchi mirati.

Aziende esposte al rischio elevato di un grave incidente

“I nostri risultati rivelano che mentre il numero complessivo di attacchi ai computer OT è leggermente in calo, l’aumento di ransomware e spyware è preoccupante – dichiara Evgeny Goncharov, Head di Kaspersky ICS CERT -. Il malware ad alto impatto come il ransomware può interrompere le operazioni critiche in qualsiasi settore, che si tratti di produzione, energia, trasporti o altro. Lo spyware viene spesso utilizzato per rubare le credenziali aziendali e rivenderle sui mercati del dark web per un futuro riutilizzo da parte di bande di ransomware, hacktivisti e APT. La sovraesposizione delle infrastrutture OT alle minacce di spyware espone le operazioni e le aziende al rischio elevato di un grave incidente”.

Cresce l’uso di tecniche di esecuzione senza file

L’aumento di 1,2 volte degli attacchi ransomware ai sistemi ICS raggiunge il livello più alto dal 2023. Gli incidenti di ransomware hanno registrato un picco soprattutto a maggio 2024, con un rischio maggiore per le operazioni industriali.
Il report evidenzia la continua presenza di spyware, tra cui backdoor, keylogger e trojan, spesso utilizzati per il furto di dati e per consentire ulteriori attacchi quali il ransomware.

La percentuale di computer ICS colpiti da spyware è salita al 4,08%, in aumento rispetto al 3,9% del primo trimestre 2024.
Gli aggressori, inoltre, continuano a utilizzare metodi sofisticati per distribuire malware per il mining di criptovalute sui computer ICS.
Kaspersky osserva un aumento dell’uso di tecniche di esecuzione senza file, in cui il codice dannoso viene eseguito direttamente in memoria, rendendo più difficile il rilevamento e la prevenzione.

In Africa il 30% dei computer ICS colpiti

I sistemi ICS in Africa si confermano i più colpiti, con il 30% dei computer attaccati, mentre il Nord Europa registra la percentuale più bassa, pari all’11,3%.

Anche se nel secondo trimestre del 2024 il tasso di attacco complessivo in tutti i settori è diminuito, quanto alle vulnerabilità specifiche dei settori, il settore dell’automazione degli edifici registra la percentuale più alta di computer ICS colpiti.

Il report di Kaspersky spiega come gli aggressori sfruttino i punti deboli delle reti di automazione degli edifici, spesso puntando a sistemi connessi a Internet e software obsoleti.

Cultura e creatività: un valore aggiunto di 297 miliardi

I numeri lo dimostrano: la cultura è uno dei motori dell’economia Made in Italy. Una filiera in cui operano soggetti privati, pubblici e del terzo settore, cresciuta nel 2023 sia per valore aggiunto (104,3 miliardi di euro, +5,5% vs 2022) sia per numero di occupati (1.550.068 lavoratori, +3,2%).
Ma il ‘peso’ della cultura e della creatività in Italia è maggiore della ricchezza derivante dalle sole attività che ne fanno parte.
In maniera diretta o indiretta, cultura e creatività generano complessivamente un valore aggiunto per circa 296,9 miliardi.

Emerge dal rapporto ‘Io Sono Cultura’, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo, Fornasetti e il patrocinio del Ministero della Cultura.

I numeri di una filiera complessa

All’interno della filiera culturale operano quasi 284mila imprese (+3,1%) e oltre 33mila organizzazioni non-profit, che impiegano 22.700 lavoratori tra dipendenti, interinali ed esterni.
Le dinamiche della produzione nazionale dei settori culturali e creativi mostra la crescita continua del comparto Software e Videogiochi, il maggiore generatore di ricchezza della filiera (16,7 miliardi di valore aggiunto, +10,5%) e di posti di lavoro (oltre 16mila, +8,7%).

Seconda, Editoria e Stampa (11,5 miliardi, +2,7% e più di 196mila addetti, +0,7%), seguita da Architettura e Design (8,6 miliardi, +6,6%), derivati soprattutto dalle società più strutturate e di maggiori dimensioni.
Anche nel campo della valorizzazione del Patrimonio storico e artistico l’occupazione, il 3,7% sull’intero sistema culturale, continua a crescere (+6,9%) recuperando parzialmente le perdite di posti di lavoro registrate dopo il 2019.

La ripresa del Mezzogiorno

La maggior dinamicità del Sud in quest’ultimo anno è legata alla componente Core, in particolare, a comparti come Architettura e Design, Editoria e Stampa, Performing Arts e Arti Visive, Software e Videogiochi.
Spicca l’incremento della Calabria (+10,1% valore aggiunto, +6,8% occupazione) e della Sardegna (+9,4%, +6,5%), seppure contenuto in valore assoluto. 

Tuttavia, rimane ampia la distanza con il resto del Paese. In parte, dovuta alla scarsa presenza delle province del Sud nelle Top20 che contribuiscono maggiormente a generare valore aggiunto e occupazione del Sistema Produttivo Culturale e Creativo.

Si consolidano le tendenze post pandemiche

La commistione tra cultura e digitale avanza in tutti i settori, con un ruolo centrale dei social network (TikTok, Instagram) nella veicolazione dei contenuti, la definizione del successo e l’abbassamento dell’età media di fruitori e protagonisti della filiera culturale e creativa.
L’innovazione digitale non interessa solo la fruizione, ma anche la produzione dei contenuti, e molti settori sono alle prese con le prime sperimentazioni dell’AI nei processi creativi.

Oltre ai videogiochi, in cui tecniche di machine learning sono ampiamente utilizzate, l’AI sta ridefinendo il mondo del design o dell’architettura, ma anche della comunicazione e della pubblicità.
Più lenta, invece, la penetrazione nell’audiovisivo, musica, radio, e quasi del tutto assente nell’arte, che preferisce tecniche consolidate e di più facile posizionamento.

Turismo: primi due mesi 2024 spesa stranieri +20%, presenze +14%

In Italia il turismo estero è in forte espansione, con le presenze di visitatori internazionali aumentate del 14% rispetto al 2023, e una spesa cresciuta del 20% nei primi due mesi del 2024. Solo ad agosto sono l’arrivo degli stranieri è stato di circa 40 milioni, con un giro d’affari di oltre 6 miliardi e mezzo di euro.

Solo a Firenze nel 2023 la sola Airbnb ha versato nelle casse comunali della città circa un milione al mese di imposta.
Emerge da uno studio condotto da Eurispes e coordinato dal direttore dell’Osservatorio sulle politiche fiscali.

Il fenomeno dell’overtourism

Nella graduatoria delle mete urbane internazionali più colpite dall’overtourism Venezia è al 2° posto e Roma al 13°.
Per affrontare questo fenomeno la strada della penalizzazione tout court degli affitti turistici può portare poco lontano. Le soluzioni, anche in termini di leva fiscale, devono avvenire nell’ambito di una cornice nazionale.

Che la materia meriti ben altra disciplina lo dimostrano anche i numeri del comparto, dove, ad esempio, solo a Firenze gli affitti brevi hanno un giro d’affari di circa 2 miliardi, con un flusso annuale in termini di tassa di soggiorno di circa 70 milioni di euro.
Moltiplicando questi numeri per tutte le realtà italiane si potrebbe coprire più di una Finanziaria.

Notti prenotate e fatturato

Nel suo complesso il settore degli affitti brevi nel 2023 ha registrato 57 milioni di notti prenotate, con un fatturato di 7,7 miliardi. Prima per fatturato la Toscana, seguita da Lazio e Lombardia.
La Capitale è il Comune con più alloggi disponibili (22.080), ed è seconda dopo Parigi per numero di notti prenotate attraverso Airbnb, Booking.com, Tripadvisor ed Expedia Group, con 11.768 milioni di prenotazioni nel 2023. 

Insieme a Firenze e Napoli, Roma ha poi registrato il maggiore aumento delle tariffe rispetto al 2019 (oltre 60%), anche se è a Venezia che la tariffa media giornaliera è più alta (209,63 euro). 
Milano invece segna il maggior aumento dell’offerta per affitti brevi nel passaggio dal 2022 al 2023 (+48%), mentre la prima Regione per sistemazioni di questo tipo è la Toscana (108mila).

Dagli alberghi 30,5 miliardi di ricavi (tassati all’estero)

Quanto agli hotel, la maggior parte è affiliata a società estere, che dominano il mercato.
Nel 2023 il solo settore alberghiero ha generato 30,5 miliardi di euro di ricavi, di cui 18,3 miliardi relativi a strutture in affiliazione estera, con valore delle fee pagate all’affiliante pari ad almeno 2,7 miliardi (15% del fatturato), tassati prevalentemente all’estero.

Il gettito fiscale perso è dunque stimabile in almeno un miliardo di euro l’anno. Ugualmente, le prenotazioni tramite Online Travel Agencies (quasi tutte estere) generano fee che riducono ulteriormente il gettito fiscale in Italia di circa un altro miliardo di euro l’anno.