Mutui a tasso fisso: è l’ultima chiamata?

Il 2026 si apre positivamente sul fronte dei mutui. Secondo l’Osservatorio Facile.it – Mutui.it, l’importo medio richiesto aumenta del 4% su base annua, arrivando a 141.772 euro.
In calo, invece, l’età media dei richiedenti, scesa a 39 anni (erano 41 dodici mesi fa), in parte trainata dalla diminuzione delle surroghe, in parte a conferma della crescente voglia da parte dei più giovani di comprare casa.

Nell’ultimo anno il tasso fisso, però, è aumentato notevolmente e potrebbe continuare a crescere anche nei prossimi mesi. Nel frattempo, a febbraio nessun taglio dei tassi da parte della BCE, con il risultato che i mutui variabili restano stabili, ma lo stesso non si può dire per i tassi fissi.

IRS in salita

Come emerge dall’analisi di Facile.it, l’IRS, l’indice di riferimento per i mutui a tasso fisso, trainato dall’andamento dei titoli di Stato europei è in aumento. Ad esempio, l’indice a 25 anni è cresciuto di 80 punti base, passando dal 2,4% di gennaio 2025 al 3,2% di gennaio 2026.

Secondo una simulazione di Facile.it, considerando un mutuo da 126.000 euro a 25 anni, questa differenza si traduce in un aumento medio della rata di circa 50 euro al mese.
In pratica, oggi chi ottiene questo finanziamento pagherà circa 15.000 euro in più di interessi rispetto a chi lo ha ricevuto dodici mesi fa.

Tassi variabili stabili per tutto il 2026

Sul fronte dei mutui a tasso variabile, invece, nell’ultimo anno i tassi sono calati tornando a essere l’opzione più conveniente sul mercato. E secondo le aspettative degli analisti, rappresentate dai Futures sugli Euribor, dovrebbero rimanere sugli attuali livelli per tutto il 2026.

Nonostante i tassi variabili siano più convenienti, dai dati dell’Osservatorio Facile.it – Mutui.it emerge però che gli italiani continuano a preferire la certezza della rata fissa. A gennaio 2026 il 91% delle richieste di mutuo è infatti indirizzata verso il tasso fisso. La quota di chi opta per il variabile, pur minoritaria, in un anno passa comunque dall’1% al 9%.

Fino a quando il “fisso” resterà in area 3%?

“Oggi le condizioni rivolte alla clientela restano comunque favorevoli anche sui fissi, con tassi (TAN) che, per le migliori offerte, restano ampiamente sotto la soglia del 4% – spiegano gli esperti di Facile.it -. Questo è dovuto, in particolare, alle politiche delle banche, che proprio per contenere il più possibile i tassi fissi stanno applicando spread, vale a dire il margine di guadagno, bassissimi e in alcuni casi vicini, se non addirittura inferiori, allo zero. L’obiettivo degli istituti di credito è mantenere quanto più a lungo possibile il cliente che ha sottoscritto un finanziamento ed evitare che possa surrogare verso offerte migliori”.

Fino a quando i tassi fissi resteranno in area 3%? Fare previsioni è complesso, ma se l’IRS continuerà a crescere come accaduto nell’ultimo anno, è difficile pensare che le banche potranno mantenere gli indici sugli attuali livelli e sotto la soglia del 4%.