I social media, a distanza di 20 anni dal loro debutto, hanno condizionato moltissimo le nostre abitudini. Ma non solo: hanno anche influenzato profondamente il nostro linguaggio. Il fenomeno ha dimensioni impressionanti: oggi sono oltre 5 miliardi i profili attivi, utenti che nel 2023 hanno trascorso in media 2 ore e 23 minuti al giorno sulle varie piattaforme. Fin dall’avvento dei primi social network, termini come “like” e “tag” su Facebook si sono rapidamente integrati nel linguaggio quotidiano. Espressioni più recenti come “cringe” e “FOMO” sono già state incluse nell’elenco delle parole dell’Accademia della Crusca, evidenziando l’impatto dei social media sulla lingua.
Acronimi e neologismi nati sui social
In occasione del ventesimo anniversario di Facebook, Babbel ha raccolto acronimi e neologismi diventati virali sui social per riflettere sulla trasformazione delle parole nell’interazione online e offline. Per partecipare attivamente alle conversazioni online, è essenziale comprendere le sfumature di significato dei termini utilizzati. Le generazioni nativo-digitali, in particolare la Gen Z, hanno reso più labile il confine tra il vocabolario online e offline. Gli acronimi includono B.A.E. (Before Anyone Else), utilizzato per esprimere affetto e indicare una persona con cui si ha una relazione romantica, e P.O.V. (Point of View), usato per mostrare una scena attraverso gli occhi di un personaggio specifico. I.Y.K.Y.K. (If You Know, You Know) si riferisce a battute interne a un gruppo ristretto di persone, mentre G.O.A.T. (Greatest of All Time) è usato per definire una persona talentuosa.
I termini anglosassoni virali anche da noi
Gli anglicismi comuni includono “it’s giving”, usato per descrivere le “vibes” trasmesse da oggetti o persone, “era” per indicare una fase della vita e “tea” per riferirsi a pettegolezzi o informazioni riservate. “Dupe” è un termine utilizzato per descrivere copie economiche di prodotti di lusso, mentre “cap” e “sus” vengono usati per indicare rispettivamente la falsità o la sospettosità di un contenuto sui social media.
Online si usa un linguaggio informale
Questi termini riflettono l’evoluzione del linguaggio nel contesto digitale, riporta Askanews, dove la brevità e l’informalità sono spesso preferite. L’influenza dei social media si estende anche alla cultura pop, con fenomeni come i “P.O.V.” diventati vere e proprie categorie di intrattenimento online. La fluidità tra l’online e l’offline è evidente anche negli anglicismi, che riflettono l’importanza della lingua inglese come lingua franca dei social media.
Per concludere
In conclusione, i social media hanno giocato un ruolo significativo nella trasformazione del linguaggio, introducendo nuovi termini e influenzando l’uso di espressioni esistenti. Restare al passo con questi cambiamenti è essenziale per comprendere appieno la comunicazione digitale e partecipare attivamente alla cultura online contemporanea.