Qual è la reputazione dell’Italia all’estero?

Come è percepita l’Italia nel resto del mondo? Quali sono i suoi punti di forza e le criticità per chi ci osserva “da fuori”? A questa manda risponde Be-Italy, ricerca promossa dalla divisione Corporate Reputation di Ipsos alla sua terza edizione, che è un progetto molto ambizioso per approccio metodologico e ricchezza di contenuti. Misura in modo rigoroso la reputazione del nostro Paese all’estero coinvolgendo in uno studio gli abitanti di 22 Paesi del mondo.  

I luoghi comuni

La nostra è una reputazione spesso influenzata da opinioni sedimentate, luoghi comuni e talvolta da una conoscenza superficiale, che può essere arricchita da esperienze personali dirette o indirette. Per queste ragioni, Be-Italy restituisce delle indicazioni macro, legate al giudizio e ai tratti percepiti a confronto con altri Paesi, riuscendo anche a entrare nel merito del ‘funzionamento’ del Paese, delle relazioni internazionali, dell’organizzazione ed efficienza in senso ampio, nella capacità di attrarre persone ed investimenti, nei settori produttivi più o meno valorizzati.

Inoltre, l’indagine ha chiesto agli intervistati di connotare il Made in Italy per coglierne le caratteristiche e gli aspetti più rilevanti all’estero, al fine di comprendere se e quanto oggi l’origine italiana di un prodotto abbia valore ai loro occhi.

Il bronzo al Belpaese 

Nella classifica dei paesi più conosciuti al mondo, l’Italia si colloca al terzo posto, cin un punteggio di 46% fra gli intervistati che hanno dichiarato di conoscere il Belpaese “molto” o “abbastanza”. Con  questa percentuale l’Italia è alle spalle di Usa (55%) UK (52%) e comunque prima di  Spagna (45%9 e Francia (44%). L’elemento interessante è che la conoscenza dell’Italia è più diffusa tra i ceti socio economici elevati (dove è nota al 68%). 

Il web la prima fonte di informazione

Per informarsi sui Paesi stranieri gli intervistati dichiarano di utilizzare Internet e i social network, mentre la TV è più distante.

Il dato negativo è invece che il giudizio positivo complessivo sull’Italia è diminuito rispetto al passato (83 contro 81) , specie a confronto con il 2020 in fase prepandemia, quando il nostro Paese aveva comunque registrato una buona dose di resilienza. 

Web listening, l’interesse è un po’ calato

Quanto si è parlato dell’Italia all’estero? Il volume dei contenuti che menzionano l’Italia è calato del 25% rispetto al 2020, quando il Covid aveva messo l’Italia sotto i riflettori del mondo. All’epoca i post pubblicati in tutte le lingue (tranne l’italiano) furono circa 127 milioni, nell’ultima rilevazione (15/09/2022-15/09/2023) sono stati poco più di 101 milioni. 

Un’immagine positiva

L’immagine complessiva del nostro Paese è buona, soprattutto per gli aspetti riferiti alla cultura, al benessere e alla capacità di accoglienza. Manca invece una visione futura. Le critiche che vengono sollevate si riferiscono allo scarso coinvolgimento delle nuove generazioni, all’incapacità di offrire opportunità di crescita, alla poca capacità di innovare, allo scarso sostegno pubblico alle imprese e al troppo clientelismo senza meritocrazia.

Le eccellenza italiane

Se per quanto riguarda gli investimenti esteri gli Usa guidano la classifica, seguiti da Canada, Svezia e Germania, sul fronte del Made in italy restano delle certezze. In particolare l’appeal dell’enologia (cn il vino che addirittura “si mangia” il cibo), il turismo e la moda restano i capisaldi dell’appeal italiano.